Spesso, i segni del tempo si concentrano intorno agli occhi molto prima che sul resto del viso. È il caso di Simonetta, una paziente che, nonostante una grande energia interiore, sentiva che il suo sguardo non rifletteva più la sua vitalità. A poco più di un mese dal suo intervento, i risultati parlano da soli e ci mostrano quanto un approccio mirato possa fare la differenza, sia esteticamente che psicologicamente.
Il problema principale di Simonetta risiedeva nell’eccesso di pelle sulle palpebre, quella fastidiosa “pellicina” che arriva a coprire l’occhio e rende persino impossibile applicare l’eyeliner. A questo si aggiungeva un accumulo di tessuto e borse nella zona inferiore, che appesantiva ulteriormente lo sguardo. Per risolvere queste criticità strutturali, abbiamo optato per una Blefaroplastica Superiore associata a una Blefaroplastica Inferiore. L’obiettivo non era solo rimuovere la pelle e le borse, ma “tensionare” i tessuti in modo corretto, lasciando ferite invisibili e un occhio aperto, fresco e pulito.
Tuttavia, un ringiovanimento dello sguardo risulta davvero armonico solo se integrato con i volumi del viso. Per questo motivo, abbiamo trattato il resto del volto con il G-Point Lift, utilizzando il grasso autologo della paziente. Questo ha permesso di restituire un volume naturale al centro del viso, ammorbidire le pieghe nasolabiali, riempire le tempie e sollevare delicatamente il sopracciglio per un effetto globale e bilanciato.
Come ci ha raccontato Simonetta: “Psicologicamente sono rinata, perché ogni volta che mi guardavo allo specchio mi vedevo vecchia”. Oggi, guardandola negli occhi, non c’è più un briciolo di stanchezza.
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