Botti e Bernardini: in chirurgia plastica, non esiste una sola strada

Un successo la prima giornata di chirurgia in diretta organizzata da Montallegro, dedicata alla chirurgia dello sguardo


Sabato 2 luglio è stata una giornata importante per Montallegro. Per la prima volta, infatti, il blocco operatorio dalla struttura ha ospitato alcuni interventi di chirurgia in diretta, trasmessi in tempo reale a una cinquantina di specialisti provenienti da tutta Italia, riuniti nel centro di formazione al 23/24 piano di Torre San Vincenzo (TSV70), allestito da Montallegro in occasione del proprio 70º anno di attività.

Quattro interventi chirurgici dedicati allo sguardo – lifting endoscopico del viso, blefaroplastica inferiore e superiore, cantoplastica e lifting mediofacciale – realizzati da due autentici fuoriclasse, riconosciuti non solo a livello nazionale, come Giovanni Botti, direttore sanitario di Villa Bella Clinic, e Francesco Bernardini, ultra specialista in Chirurgia Plastica Oculofacciale.

L’evento, patrocinato dall’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (AICPE), ha vissuto due momenti. Al mattino l’attività di studio, coordinata nel centro di formazione dal prof Edoardo Raposio, direttore della Chirurgia plastica dell’Università di Genova, e in sala operatoria da Riccardo Berti Riboli, la “voce” che ha gestito il rimbalzo di linea tra le due sale operatorie. E poi nel pomeriggio a TSV70, dove i due chirurghi hanno raggiunto la platea, per confrontarsi sulle attività mattinali.

«Essere riusciti alla prima occasione a gestire un evento di questa complessità, nell’ambito delle iniziative per celebrare i nostri 70 anni di attività, è una grande soddisfazione – spiega Francesco Berti Riboli, a.d. di Montallegro -. Una giornata resa possibile grazie al team Montallegro (IT, segreteria), all’ottima capacità della nostra équipe anestesiologica e infermieristica, con il prezioso commento tecnico di due esperti in sala conferenze e operatoria, a supporto di due grandissimi chirurghi. In particolare agli operatori, ma certamente a tutti coloro i quali hanno contribuito a questo successo, va il mio grazie: un grande stimolo a continuare così!».

Giovanni Botti: «La chirurgia plastica aiuta le persone a vivere meglio, ma a volte bisogna saper dire no»

– Quali sensazioni ha vissuto in sala?
«È stato un piacere, perché la parte tecnica ha funzionato molto bene, e soprattutto ho incontrato gente preparata, che aveva voglia di fare ed era entusiasta di collaborare. È stata una bella esperienza».

– I medici in sala hanno apprezzato il confronto diretto tra il suo approccio e quello di Bernardini. Dalla sala operatoria, come è stato vissuto questo confronto?
«Come dice un famoso proverbio, tutte le strade portano a Roma. Ovvero, ci sono tanti modi per ottenere buoni risultati. Quello che conta è riuscire a dare al paziente quello che cerca, quindi un miglioramento: e penso che tutti i pazienti operati in diretta saranno soddisfatti di quello che abbiamo fatto».

– Lei è uno dei maestri della chirurgia plastica, in Italia e non solo. Quale intervento predilige?
«Il face lifting».

– Vuol dare un suggerimento ai giovani che si avvicinano a questa tipologia di chirurgia?
«L’importante è la passione: lavorare non perché si guadagna bene, ma perché questo mestiere può dare grandissime soddisfazioni sia sul piano tecnico, sia sul piano umano e sociale, perché aiuta le persone a vivere meglio. È un gran mestiere, ma richiede impegno quotidiano e voglia di migliorare costantemente».

– È una chirurgia che aiuta a vivere meglio. Ma si è mai rifiutato di compiere un intervento?
«È successo tantissime volte. A volte bisogna saper dire no».

– Quanto conta l’aspetto psicologico nel suo mestiere?
«Tantissimo. Il nostro mestiere è basato al 90% sulla psicologia. Ci sono persone non piacenti e avanti con l’età, che accettano serenamente queste condizioni, altre che soffrono moltissimo per delle banalità. Noi cerchiamo di ristabilire una armonia, che tante volte con l’aiuto della chirurgia plastica riusciamo a ritrovare senza troppe difficoltà».

Francesco Bernardini: «È stato un confronto di qualità, di tecniche, di esperienze»

– Quali sensazioni ha vissuto in sala?
«È stato fantastico. Sono estremamente grato di aver avuto l’opportunità di portare in città uno dei chirurghi più importanti al mondo e per aver condiviso con lui opinioni, tecniche, esperienze e quant’altro. Ci sono sempre delle difficoltà, tanto più nell’organizzazione di un evento in diretta così complesso, ma oggi è andato tutto al meglio. Un successo reso possibile grazie allo sforzo enorme che ha fatto Montallegro, il suo amministratore delegato, e poi tutte le persone impegnate in sala operatoria, che hanno reso il nostro “show” fattibile. Dagli anestesisti alle infermiere, a tutti coloro che hanno partecipato come se fosse il loro evento. Ognuno ha dato il proprio meglio, profondendo un’enorme passione e umanità, e questo si è tramutato in un’esecuzione impeccabile».

– Come è stato confrontarsi con Giovanni Botti?
«Un’emozione, ma anche una sfida. Come quando vai a fare un incontro di boxe, non puoi farti mettere al tappeto subito, al primo gancio. In realtà non c’è stata nessuna sfida, ma certamente un confronto di qualità, di tecniche, di esperienze. Non uno scontro, ma l’incontro tra un approccio classico della chirurgia plastica e una visione dell’oculoplastica. Quindi due approcci diversi, con diverse sfumature, alla soluzione dello stesso problema».

– Dalla sala in TSV70 non abbiamo percepito alcun problema tecnico. In sala operatoria, invece, avete dovuto fronteggiare qualche inconveniente?
«Il bello della diretta c’è stato – altroché – in un paio di occasioni. La prima mi ha riguardato personalmente, perché il giorno prima avevamo fatto le prove tecniche con una telecamera di un endoscopio, ma il giorno dell’evento abbiamo montato un altro sistema di ottica. Al momento di andare in onda con la chirurgia endoscopica, mi sono ritrovato con uno schermo azzurro per circa quindici minuti. Il collegamento ha dedicato dunque più spazio alla procedura del dottor Botti, fino a quando non abbiamo risolto l’impasse tornando al primo sistema. Dall’esterno probabilmente nessuno si accorto di nulla, ma a me questa situazione ha causato sudori freddi».

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